Campo militare dell'Onore

In questo Campo militare riposano quasi mille fra uomini e donne, militari e civili, semplici soldati e alti funzionari, eroi di guerra e comuni cittadini: quasi tutti assassinati nel 1945, dopo la fine delle ostilità, per il solo fatto di avere difeso l'Onore d'Italia aderendo alla Repubblica Sociale Italiana. Riflessione e silenzio si addicono al riposo di questi martiri che sacrificarono la vita per la Patria

giovedì 2 marzo 2017





Milano 25 Aprile 2015
La  Signora Negrelli, ultra novantenne che vive da sola
 a Milano e che  " accudisce" da decenni la tomba
 del fratello caduto della R.S.I.

1969


I RESTI MORTALI DEI CADUTI VENGONO BENEDETTI
E PORTATI IN CORTEO NEL CAMPO DEL'ONORE


Sono sepolti quasi mille degli oltre seimila fascisti uccisi a Milano e dintorni nel corso della Guerra civile. In particolare i caduti qui sepolti furono quasi tutti uccisi dopo il 25 aprile, a guerra finita, vittime quindi dell’odio e della vendetta dei partigiani comunisti e non uccisi in leale combattimento.

Tra essi, oltre ai militari, anche alcune donne e civili, che sono però accomunati in questo Campo dall’unico comune denominatore dell’aver amato e difeso l’Onore della Patria a costo della propria vita. Campo 10 rientra tra i Campi militari tutelati da Onorcaduti (Ministero della Difesa) e in esso sono sepolti anche 3 medaglie d’oro al V.M. e alcuni fulgidi eroi della Seconda guerra mondiale, come il maggiore Visconti.

Eppure, né il Ministero né il Comune di Milano si sono mai presi cura del Campo che rischiava il degrado se non fossero intervenuti i volontari coordinati oggi da Memento in turni regolari di lavoro, anche in vista delle due celebrazioni che, ogni anno, ad aprile e a novembre, vengono organizzate insieme alle associazioni di ex-combattenti e dei familiari delle vittime.










Come siamo arrivati al 25 aprile?
Dopo il 25 luglio 1943 il successivo 8 settembre del'43 vedere la breve cronologia di quel tradimento - No Comment!
Berlino, 13 settembre 1943 Il Ministro degli Esteri del Reich comunica:
1) Il 1 settembre 1943 ebbe luogo un colloquio tra il Ministro degli Affari Esteri, Guariglia, e l'incaricato d'affari germanico Ministro plenipotenziario Dott. Rahn. Il rappresentante germanico comunicava telegraficamente lo stesso giorno quanto segue: “durante il mio colloquio odierno Guariglia dichiarò: il Governo Badoglio è deciso ha non capitolare e di continuare la guerra al fianco della Germania. Metterò tutta la mia energia a disposizione per realizzare questa decisione che condurrà ad una collaborazione militare sempre più stretta e conseguente”.
2) Il 3 settembre, il rappresentante della Germania comunicava quanto segue: il Maresciallo Badoglio mi pregò oggi di andare da lui, e mi dichiarava che, dati gli sbarchi in Calabria, teneva a rassicurarmi che popolo ed esercito, nonostante le scosse degli ultimi giorni, erano in mano ferma del Governo. Egli mi pregò di dargli la mia fiducia. Aggiunse testualmente: “Io sono il Maresciallo Badoglio, ed io vi convincerò con i fatti che non era giusto non avere fiducia in me. Naturalmente la nostalgia di pace del popolo, anzitutto delle donne, è grande. Ma noi combatteremo e non capitoleremo mai”. Le parole anzidette vennero pronunciate dal Maresciallo Badoglio il 3 settembre, cioè il giorno nel quale egli firmava la capitolazione delle Forze Armate Italiane.
3) Il 4 settembre l'incaricato di affari germanico ebbe un colloquio con il comandante superiore delle Forze Armate Italiane Generale Ambrosio. Il rappresentante della Germania comunicava in proposito: “Il Generale Ambrosio si è lamentato che da parte tedesca non gli venga più espressa la fiducia che corrisponderebbe al cameratismo italo-tedesco. Il Generale Ambrosio affermava che egli è sempre animato dalla volontà ferma e sincera di continuare la guerra comune. Mi pregava di impiegare la mia influenza presso le autorità germaniche, perché avvenisse uno scambio di idee amichevoli più intenso. Il comportamento del tutto straordinario diAmbrosio mi dava l'impressione che egli cercasse di convincermi che era deciso di continuare la guerra comune”. 
4) L'8 settembre il rappresentante della Germania, Ministro plenipotenziario Dr. Rahn, venne ricevuto dal Re Vittorio Emanuele, onde presentare le sue credenziali. Il comunicato telegrafico del Ministro plenipotenziario così si esprimeva: “Durante la mia visita odierna, il Re Vittorio Emanuele mi parlava anzitutto della situazione generale militare. Egli segue attentamente i combattimenti al fronte orientale, ammira lo spirito delle truppe tedesche, la loro tradizione militare, organizzazione e armamento che purtroppo l'esercito italiano non ha mai raggiunto. Per quanto riguarda la situazione in Italia, Egli sperava che il Governo del Reich si sarebbe convinto nel frattempo della buona volontà e della fedeltà del Governo Badoglio e dell'Esercito Italiano e che la fiduciosa collaborazione militare avrebbe dato i suoi frutti. L'Italia non capitolerà mai. Quanto ad alcune mende che sono rimaste, egli è convinto che presto spariranno. Badoglio è un bravo, vecchio soldato, a cui riuscirà certamente di arrestare come si deve la pressione delle sinistre, le quali dopo venti anni di esclusione dalla vita nazionale, credono venuta di nuovo la loro era. Al termine della conversazione, il Re sottolineò di nuovo la decisione di continuare fino alla
fine la lotta a fianco della Germania, con la quale l'Italia è legata per la vita e per la morte. Queste dichiarazioni fatte dal Re l'8 settembre a mezzogiorno, cioè lo stesso giorno nel cui pomeriggio gli americani rendevano nota la capitolazione dell'Esercito Italiano conclusa il 3 settembre”.
5) L'8 settembre sera, poco dopo le ore 19, il Ministro degli Affari Esteri Guariglia chiamava l'incaricato di affari germanico, il quale dava il seguente rapporto sul colloquio: “il Ministro degli Affari Esteri, Guariglia, mi riceveva oggi e mi comunicava in presenza dell'ambasciatore Rosso: Devo comunicarvi che il Maresciallo Badoglio, data la situazione militare disperata, è stato costretto a chiedere l'armistizio. Io risposi: Questo è tradimento alla parola data. Guariglia ribatte: “Protesto contro la parola tradimento”. Io: “Non do la colpa al popolo italiano, ma a quelli che hanno tradito il suo onore, e vi dico che questo tradimento sarà di grave peso sulla storia d'Italia”.

(Agenzia Stefani, 14 settembre 1943)












































Militante del PNF e combattente della Repubblica Sociale Italiana, nell’immediato dopoguerra fondò insieme a Mauro Rana e Antonio Parozzi il Partito Democratico Fascista.

Nella notte tra il 22 e il 23 aprile 1946 si rese protagonista del clamoroso gesto della trafugazione della salma del Duce, sepolta al Cimitero Musocco di Milano. La salma venne prima custodita in un luogo segreto e, successivamente, consegnata ai frati minori dell’Angelicum di Milano. Recuperate dalle autorità, le spoglie vennero poi trasportate nel convento dei cappuccini di Cerro Maggiore, vicino a Legnano, dove vi rimasero fino al 1957, quando il governo Zoli le restituì alla famiglia, consentendone la traslazione a Predappio.
Domenico Leccisi fu deputato per il Movimento Sociale Italiano dal 1953 al 1963.Irriducibile sostenitore del “fascismo di sinistra” ebbe continui scontri con le correnti maggioritarie del MSI, alle quali rimproverava apertamente il tradimento dei vecchi ideali fascisti. Al termine della III Legislatura, nel 1963, il MSI dichiarò decaduta l’iscrizione di Leccisi, escludendolo dalle successive elezioni.

Successivamente si ritirò a vita privata a Milano, dove negli ultimi anni della sua vita, si dichiarò contrario alla trasformazione dell’MSI in Alleanza Nazionale. E’ morto il 2 Novembre 2008, a 88 anni.
La sua autobiografia fu pubblicata nel 1991: “Con Mussolini prima e dopo Piazzale Loreto”.





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